L’Aeroplano

Che cosa resta di noi che scopiamo nel parcheggio 
Cosa resta di noi: un rottame di Volksvagen 
Il ricordo, si sa, trasfigura la realtà 
La verità se ne sta sulle stelle più lontane 
Ci rimane una città, un lavoro sempre uguale 
Una canzone che fa sottofondo all’Indecifrabile. 
Cosa rimane di noi, ragazzini e ragazzine 
La domenica dentro le chiese 
ad ascoltare la parola di Dio. 
Il futuro era una nave tutta d’oro 
che noi pregavamo ci portasse via lontano 
Cosa rimane di noi 
Ora che ci siamo amati ed odiati e traditi 
E non c’è più limite 

Sfreccia in cielo un aeroplano 
Io ti amo e non ti penso mai 
Penso a quello che ci resta 
Vola l’aeroplano, Va lontano 
Vola su Baghdad 
Noi voliamo invano 

Che cosa resta degli anni passati ad adorarti 
Cosa resta di me 
delle bocche che ho baciato in discoteca 
Che cosa ne è della nostra relazione 
Stupidi noi che piangiamo disperati 
Che cosa resta dei sogni che avevamo nella testa 
La nostra esperienza a che cosa servirà 

Sfreccia in cielo un aeroplano 
Io ti amo e non ti penso mai 
Penso a quello che ci resta 
Vola l’aeroplano, Va lontano 
Vola su Baghdad 

Noi voliamo invano


Disagio #13 Da grandi poteri derivano grandi.. disagi.

- “Non uscire!”

- “Non mangiare troppo ché ingrassi!”

- “Non invitare gli amici!”

- “Non andare a pranzo a casa di amici!”

- “Non stare al pc!”

- “Non uscire con quelle persone ché non mi piacciono!”

- “Non andare a scuola guida ché poi non studi!”

- “Non andare in palestra ché poi non studi!”

- “Non andare *luogo qualsiasi che non sia scuola o chiesa* ché poi non studi!”

- “Non cercare un lavoro ché poi non studi!”

… Qualche tempo dopo…

- “Ma perché non esci mai?!”

- “Ma perché non mangi niente?!”

- “Ma perché stai sempre sola?! Invita qualche amico!”

- “Ma perché tu non sei andata con loro?!”

- “Non stare al pc!” (quella non cambia!)

- “Non uscire con quelle persone ché non mi piacciono!” (ahimè, neanche questa!)

- “Ma perché tutti i tuoi amici hanno la patente e te no?!”

- “Ma perché non vai in palestra invece di stare tutto il giorno in casa?!”

- Guarda che io non posso spendere tutti questi soldi! Poi chi te la paga l’università?!”

Che dite? Un analista potrebbe farmi comodo?

Disagio #12 Se poi te ne penti?

Oddio, ma da quanti secoli non scrivo?

Ebbene, i sette giorni sono passati già da un po’, sono ufficialmente maggiorenne e ho pure una tessera elettorale.

La mia festa è andata alla grande e ho ricevuto tanti bei regalini, tra cui i due oggetti che mi mancavano per il raggiungimento dell’eterno piacere: Nikon D3100 e Xbox 360 con kinect.

Oggi 16 Settembre è la mia prima Domenica “scolastica”! Ebbene sì, due giorni fa è iniziata “quella cosa”, e sono felice!

No, non sono diventata completamente matta, semplicemente muoio dalla voglia di finire questo schifo di Liceo e andare via! Dai, immaginate che figata frequentare l’università, vivere da sola, andare ai concerti, conoscere gente nuova, fare la spesa, imparare a cucinare (dicono in giro che saper fare il caffè non basti), fare tutte le faccende, incontrare giovani assassini, non riuscire a dormire per via dei rumori notturni…

Ops.

Disagio #11 Maledetti ospedali

Una musichetta anni ‘50 suona nella radiolina di un uomo.

Un allarme.

Un gran via vai di gente.

Il silenzio.

Com’è possibile che in tutto questo fracasso io mi senta a disagio per il silenzio?

Eppure è così. La gente che mi sta intorno è scura in volto, e non dice una parola perché qualsiasi cosa potrebbe risultare inappropriata. 

Sono in ospedale e questo frastuono silenzioso mi sta lentamente uccidendo.

Trascorriamo parte del nostro tempo a ripetere che “prima o poi moriremo tutti”, che “la vita scorre velocemente”, ma ci rendiamo conto del fottutissimo significato di queste parole solo quando qualcuno a noi caro s’avvicina sempre più alla morte, la tocca con mano.

Se qualcuno di voi se lo sta chiedendo, no, nessuno è morto. Tuttavia andare in ospedale mi fa sempre riflettere. E’ il fulcro della vita! E’ lì che andiamo quando qualcuno nasce, è lì che andiamo quando qualcuno muore.

Che ansia gli ospedali!

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